giovedì 8 settembre 2011

Dopo aver raccontato dei lager, Vincenzo Di Michele, autore del libro "Io prigioniero in Russia", dedica un sua intervista alla radio internazionale La voce della Russia ex radio Mosca , menzionando della grande umanità della popolazione russa nei confronti dei soldati Italiani .

Sull'onda del successo del suo libro "Io, prigioniero in Russia", basato sui racconti contenuti nel  diario del padre Alfonso Di Michele, lo scrittore Vincenzo Di Michele, ha aggiunto  recentemente ulteriori particolari alla storia descritta rilasciando un' intervista alla radio internazionale "La voce della Russia".Alfonso Di Michele, nato nel 1922 a Intermesoli frazione di Pietracamela, partì nel 1942  per il Fronte Orientale con  il Battaglione l' Aquila  della Divisione alpina Julia.
La vicenda umana è narrata in maniera molto semplice e familiare e in prima persona. Il che ne fa un libro molto interessante anche per chi non è abruzzese ma si interessa in generale alla storia delle Penne Nere.Scampato al lager di Tambov viene trasferito tra la vita e la morte all’ospedale di Bravoja per poi completare la sua prigionia a Pakta Aral.   Il Libro Io prigioniero in Russia  - oltre 50.000 copie vendute e numerosi premi alla memoria storica  - racconta dunque  la storia di  questo giovane abruzzese di Intermesoli piccolo paese alle pendici del Gran Sasso  che nel 1942 viene mandato a combattere in Russia sul fronte a ridosso del fiume Don, e una volta fatto prigioniero dall'armata sovietica  riesce nella sua lotta per la vita  grazie anche  all'aiuto delle donne russe. Quando, infatti, a seguito di una travolgente offensiva sovietica, viene fatto prigioniero con migliaia di commilitoni, Di Michele è costretto a spietate marce di trasferimento nel gelo durante le quali riesce a sopravvivere grazie al grande senso di umanità delle mamme russe le quali, camminando insieme ai prigionieri, porgono loro cibo e bevande nonostante le proteste dei figli con la divisa della loro stessa nazione. Dal campo di concentramento di Tambov, all'ospedale di Bravoja in Siberia , fino ai campi di lavoro del cotone di Taskent in Kazakhstan, nel libro è ripercorsa e riassunta la sofferenza di questo giovane alpino e di migliaia di altri prigionieri. Infine, dopo quasi quattro anni, il travagliato ritorno a casa. Durante l’intervista alla ex emittente sovietica Radio Mosca, ora la Voce della Russia, Vincenzo Di Michele ha sottolineato che senza la grande umanità di quelle mamme, suo padre forse non sarebbe mai tornato vivo. Infatti , Alfonso Di Michele è stato fortunatissimo in quanto è tra i pochi sopravvisuti alla prigionia sovietica anche se ha dovuto affrontare il trauma – stante anche l’invalidità di guerra - del reinserimento in una vita normale.

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